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IL PESCATORE DEL TEMPO


Erano levigati, di forma incerta, grigi, alcuni neri, bianchi, altri il cui colore si perdeva fra le onde; i sassolini del torrente. Legati alla nuca della valle che discende nello scorrere del tempo, immobili come la fiamma d'una candela che si da pena per l’età.


Un ragazzo ed un pescatore stavano lì, seduti su alcuni di essi, i più grandi, gli unici che affioravano indisturbati dallo scorrere di acque che arricchivano il silenzio in quello scorcio di valle. Nelle mani impegnate, il ragazzo teneva una racchetta da pesca la cui retina, consunta dalle molte stagioni, stava sfilacciata in attesa di segnare il prossimo pesce ed una bacinella scolorita, per metà ribollente d’acqua poiché a quell'età la paziente postura è tutt'altro che immobile. Il pescatore, seduto con gli stivali in gomma a penzoloni sul pelo dell'acqua, reggeva un bastone dal cui capo la lenza si perdeva fra le acque del torrente, nodosi entrambi come l’esca all’amo.

Svogliatamente attenti ad ogni movimento, i due sedevano silenziosi come la solitudine che avanza immobile.

Ad un tratto però l'uomo si alzò di scatto.

- Hai visto? – disse piegandosi in avanti cercando di vedere meglio come se dovesse ammirare un quadro, di qualche genere, appeso ad un muro immaginario.

- No, non ho visto nulla. - rispose il giovane aiutante - Ho perso qualcosa? Ha abboccato qualcosa? –

- No, no. Guarda quelle foglie - rispose il pescatore indicando - quelle che passano sull’ acqua. –

- Le vedo, ma non vedo nulla d’altro. – scrollò le spalle e posò il catino.

- Appunto! – esclamò divertito il pescatore.

- Non capisco, non capisco proprio! –

- Osserva ancora, ce ne sono delle altre! – il pescatore indicò nuovamente il corso d’acqua e con il dito seguì alcune foglie indicandole, come un cacciatore mira la preda, chiudendo un occhio e aguzzando l’altro – Tac! – gridò e con un gesto del braccio imitò lo schiocco della frusta - Passata! – e schioccò le dita.

- Sì, sì. Ma non capisco. –

- Guarda come corrono, seguimi! - il pescatore iniziò a correre, seguiva frenetico lo stretto sentiero riccioluto, che costeggiava il torrente. Saltava da un masso all’altro, sembrava uno stambecco vestito a tutto punto da pescatore.

- Vedi - indicò - Ancora foglie, sono davanti a noi che cavalcano questo scivolo d’acqua, ora ci affiancano e un istante dopo ci superano. Fuggono a nascondendosi fra le onde ma non al tempo. –

- Pensavo fosse una cosa naturale! - rispose il ragazzo ansimante, poco distante, con le mani alle ginocchia, piegate. Con aria sufficiente poiché, da che mondo è mondo, ogni cosa scivola sull’acqua o affonda.

- Lo è in effetti, ma se ci penso, la mente mi incespica - rifletté il pescatore - Mi incespica e non riesco ad andare oltre. -

- Qual è il passaggio che tanto ti impegna? – domandò il ragazzo che nel frattempo, riavutosi dalla corsa inaspettata, scrutava gli arnesi incustoditi.

- Vedi, la foglia scivola sull’acqua, prima che arrivi a noi è nel futuro poiché ancora deve raggiungerci. –

- Certo – lo interruppe il giovane.

- Ascolta bene! - lo intimò - Prima la foglia per noi era futuro e, una volta superati, diventa passato. - e con un gesto da mago incallito - Puff! Andata! -

- Certo -

- Difronte a noi è presente, lo è per entrambi, e scivolando via diventa passato. -

- Certo - Il ragazzo era titubante, non comprendeva il ragionamento del pescatore.

Il pescatore si fermò e guardò il giovane negli occhi tanto che lui si ritrasse.

- Eh - disse - Ma non è così! - esclamò

- Come no! Certo che è così! - il ragazzo - Prima che passi è futuro e poi, una volta superati, è passato! - Logico, no?!

L’uomo si chiuse nelle spalle e con il tallone tracciò alcuni solchi nel terreno ghiaioso che costeggiava il torrente.

- Vedi, ho immaginato di essere la foglia - disse infine - di scivolare come altre sul letto del fiume ricolmo di vita. Trovarmi lì; laggiù nel punto esatto dove per noi era futuro e accorgermi che, nello stesso infinitesimo istante, per me foglia, quello non fosse altro che il primo attimo di un passato nascente che avrebbe raccolto, come gocce d'acqua turpulenti, infiniti attimi di presente e futuro maturati in passato. - Il pescatore si voltò seguendo il torrente e con il braccio fece un inchino che discese la corrente - Dopo di noi, ho immaginato che non vi fosse una foglia passata, ma uno o mille futuri da percorrere, indefiniti e casuali, incolori da cui inventarne. -

- Ma come? - inorridito il giovane a cui parvero folli quelle parole.

- Si! - sospirò l’uomo - è qui che mi incespico - È tutto relativo? Se cambio punto di vista, cambia la percezione del tempo e di quello che mi circonda. Cosa possa essere per me o per la foglia, il tempo o lo spazio, che l’uno a modo proprio occupa. - sospirò più profondamente - E qui mi incespico. - rise copiosamente.

Il ragazzo che lo guardava con distacco - Ma tutto questo cosa c’entra con la pesca? Non abbiamo ancora preso nulla e dobbiamo tornare a prendere gli arnesi e cambiare le esche ormai sfatte. - Al giovane sembrava tutta una perdita di tempo.

- Certo - il pescatore - Certo - ripeté - Prenderemo dei bei pescioni oggi, o li avremmo già presi? - chiese scherzosamente - Ah Ah Ah!

Il ragazzo scrollò il capo e raccolse quel po' di pazienza rimasta nella bacinella e i due ripresero mestamente il sentiero per risalire.

Nel frattempo le foglie discendevano le ripide acqua nodose del torrente, ignare della vita oltre quello scivolare e che la pazienza così come il tempo non hanno fine, ma ognuna a sua misura e modo proprio.


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