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Scacco Matto!


Un padre e sua figlia.

In un pomeriggio piovoso, dove tutti i rumori sono calpestati ed il tempo scorre pendulo come il vento, loro solevano occupare i pensieri sfidando la sorte; tra una regina e un alfiere. Il gioco era lento, meditato, i movimenti calcolati e raffinati dalla bellezza di quegli scacchi a mano lavorati.

Il padre raramente osservava a fondo la scacchiera. I suoi occhi fondi erano intenti, affascinati, ad osservare l'espressione meditabonda della figlia.

- Ma come fai papà a muovere tutti i tuoi pezzi, non hai paura di scoprirti?

Il padre, con un tenue sorriso e guardando la scacchiera, disse

- Vedi, tu muovi i tuoi pezzi come se dovessi arrembare e distruggere un nemico. Sei anche disposta a sacrificare qualche pedone, qualche alfiere, pur di arrivare al Re

La bambina allargò le braccia con aria divertita

- Papà, è questo il fine del gioco. Arrivare al re e dargli scacco matto! - e rise.

- Si certo, lo scopo del gioco è dare scacco matto - disse annuendo - Però, tu che muovi le fila dei tuoi pezzi, hai una grande responsabilità. Ogni pedone, cavallo o alfiere che sacrifichi è un pezzo di te stessa che accetti di perdere per raggiungere la vittoria. Io ai miei uomini tengo, come fossero la mia vita!

- Quindi non vuoi vincere?

- Farò di tutto per vincere, ma il sacrificio dovrà essere l'ultima estrema piega in un'ampia strategia

La bambina rifletté sulle parole del padre. Non disse nulla.

Era inutile attendere! pensava, la vittoria era lì a un soffio dalla sua bocca, doveva agire!

- Vedi come apro i miei pezzi? Nessuno di loro è in pericolo, ma tutti sono rivolti al tuo Re e tu non hai la minima idea da dove arriverà lo scacco matto - disse divertito

- Il cavallo salta e galoppa, l'alfiere taglia, la torre limita e la regina, la regina porta al petto del tuo Re lo scacco!

Lasciò sospeso il colpo e poi - Scacco matto! - così, si alzò scostando la sedia e accarezzando la testa della figlia

- Abbiamo una grande responsabilità nei confronti di chi a noi si affida. La violenza, così come la supponenza, non sono la soluzione, sono solo una strada chiusa e cieca.

Intanto, la pioggia seguitava a posarsi sui colori opachi di un giorno di fine luglio, piovoso e poco glorioso.

La bambina ripose lentamente gli elementi sulla scacchiera stringendo forte in mano il re e pensò

- Scacco matto!

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